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ARTE
IL QUADRO DELLA MADONNA DEL BUON CONSIGLIO NELLA CHIESA DI S. BENEDETTO IN FROSINONE di Giovanni De Vincentis
Brevi riferimenti storici (riguardanti il miracolo, il dipinto e la cornice a raggiera dorata)
Data la straordinarietà dell'evento, venne subito istruito dalle autorità ecclesiastiche dell'epoca un processo che porta il seguente titolo: "Frusinonis 1796. Coram Ill.mo Xante Patemi Vicario Generale Curiae episcopalis Verularum super excelsis innumerisque prodigiis operatis a Deipara semper Virgine Maria sub titulo Boni Consilii mediante Eius Ven. Effigie in tela delineata. loseph Marcocci Notarius Cancellarius Ecclesiasticus". Successivamente (1797) i soldati napoleonici saccheggiarono la chiesa rubando la corona che i fedeli avevano posto sulla testa della Madonna, che dovette quindi essere rifatta l'anno 1800 e riposta sul capo della Vergine e del Bambino con una pubblica incoronazione di cui fu redatto l'atto notarile (Tancredi G. op.cit., pg.26); in seguito il quadro, sottratto ai francesi durante il saccheggio (1798), fu conservato da un tale Tornei, parrocchiano della chiesa e quindi riesposto al pubblico il 5 ottobre 1863 (Tancredi G., op.cit., pg.24).
Il quadro e la cornice Da quanto detto in queste note storiche e da ciò che si è rilevato direttamente sull'opera, possiamo riassumere quanto segue: 1) - il dipinto su tela raffigura la Madonna appellata del "Buon Consiglio" disposta a mezza figura con in braccio il bambino Gesù; la sua fattura si deve ritenere di mano di un artista locale, anche se alcune fonti la definiscono di scuola di Giulio Romano se non di Raffaello Sanzio addirittura, ed è databile intomo al sec. XVI; la figura dipinta è adorna di due corone ingioiellate (una posta sul capo della Vergine e l'altra su quello del Bambino), e del filo rimanente di una collana che era stata collocata sul petto della Vergine: entrambe le corone sono dell'anno 1800. La composizione del dipinto vede la Madonna con la testa chinata verso quella del Bambino e con lo sguardo rivolto verso l'osservatore, mentre il bambino si protende verso la madre con le braccia, anche lui con gli occhi rivolti verso l'osservatore. 2) - la cornice a raggiera in legno dorato è originale del 1796, realizzata con gli oboli lucrati durante i giorni in cui si verificò l'evento prodigioso, e presenta raffigurati a scultura un arcangelo a figura intera nell'atto di sostenere dal basso la cornice contenente il dipinto, ed un cherubino, anch'esso a figura intera, in posizione alta e diagonalmente opposta a quella dell'altra figura. Entrambe le figure sono inscritte nel perimetro della raggiera dalla quale si staccano con forte effetto plastico, accentuato dalla presenza di un motivo a nuvolette modellato per dare uno sfondo alla cornice modanata del dipinto, e dal quale si dipartono i raggi, a più livelli sovrapposti, della raggiera. Questo motivo a nuvolette è decorato con argentatura, come è risultato all'atto del restauro allorché sono stati eliminati i recenti strati rovinati di doratura e porporina: in questo modo il suddetto effetto plastico è ulteriormente accentuato dall'effetto cromatico dell'argento sulla doratura.
Il quadro e la cornice sono stati oggetto di restauro nel giugno del 1996, e le operazioni di restauro hanno visto la proposizione di diversi interventi specialistici: 1 - per il quadro si è provveduto ad una rifoderatura, mentre per la pittura (dato che il primo strato è stato steso su una preparazione a bolo, molto suscettibile all'umidità) è stato predisposto un consolidamento tramite il metodo BEVA 371. La reintegrazione delle piccole parti mancanti di pittura, è stata effettuata a selezione cromatica ad acquerello (reversibile). 2 - Per la corona, effettuata la pulitura, si è predisposta una struttura in plexiglas, ritagliata sul suo bordo, in modo da mantenerla scostata dalla tela, per evitare ulteriori contaminazioni da ossidi metallici. 3 - Per la cornice si è operata la rimessa in luce delle dorature e argentature primigenie tramite uso di bisturi, nonché il ripristino e la ridoratura a foglia circoscritta alle lacune incontrate. Durante questi lavori è stato osservato dai restauratori che dagli strati di gesso sovrapposti alle diverse e successive dorature, stava venendo in luce una lavorazione ad intagli della cornice di altissima qualità; inoltre si è rilevata la uguale fattura della cornice e della figura dell'arcangelo (coevi al miracolo del quadro), mentre il cherubino presenta una fattura alquanto posteriore, probabilmente seicentesca, che viene confermata dalla diversa stratificazione della doratura: questo ci porta a supporre che il cherubino sia stato aggiunto alla cornice prelevandolo da qualche opera precedente. Giovanni De Vincentis |
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